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Associazione del vino toscano | |||||
| Associazione libera per la diffusione della cultura del vino toscano nel mondo | ||||||
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La Storia Lo storico Zeffiro Ciufoletti ha scritto:"La Toscana, per quanto riguarda i vini, non ha eguali nel mondo, grazie alla natura più felice e ad una civiltà della vite e del vino che si è dacantata e raffinata attraverso i secoli". Questa è invece l'opinione di Giacomo Tachis, il più grande esperto di vino italiano (e inventore del Sassicaia); "Ecco qua la luce, il sole. Una vibrante luce del sole e il giusto terreno sono l'anima del vino, così come le tradizioni della campagna e la memoria degli uomini sono le solide basi della straordinaria cultura del vino toscano". Infatti la viticoltura, la vite e il vino sono sempre stati parte integrante della civilizzazione toscana per quasi tre millenni, da quando gli Etruschi si sono insediati in quei territori. Gli Etruschi importarono la vite dal vicino Oriente e fecero della sua coltivazione una delle parti più importanti dell'agricoltura del tempo. Le viti in Etruria erano forti e selvagge, crescevano come veri e propri alberi e producevano così tanto che il popolo etrusco iniziò fiorenti commerci in tutto il mediterraneo. Gli Etruschi coltivavano le viti nei territori costieri, come la Maremma e le regioni a Sud di Livorno, prime 'culle' del vino Toscano tanto che i Greci soprannominarono quest'area dell'Italia Centrale 'Enotria', la "terra del vino". Alcuni secoli dopo, nel Medioevo, abili mercanti Senesi incominciarono a piantare le viti anche nelle regioni più interne della Toscana. Qui il vino, insieme al pane, era il cibo più richiesto; a parte l'acqua infatti, non esistevano altre bevande. Inoltre la Cristianità, nel Nuovo Testamento, aveva fatto del vino uno dei pilastri simbolici di tutti i riti sacri. Vescovi, abati, monaci e parroci sia nelle città che nelle campagne incominciarono a piantare le viti intorno alle abbazie, ai conventi, ai monasteri. I Benedettini, già molto abili nelle tecniche di coltivazione, scrissero preziosi manoscritti sulla coltivazione della vite. Già a quell'epoca, il consumo del vino era notevole: nel XIV secolo i Senesi consumavano 419 litri di vino pro capite all'anno (confrontato con i 60 litri a testa di oggi!). Tra il Medioevo e il Rinascimento le vigne toscane producevano sia vino bianco che 'vermiglio', un rosso corposo già molto stimato. Nel 1280 un vitigno proveniente dalla Grecia, la Vernaccia, fece le sue prime apparizioni e cominciò a coprire le vigne tutt'intorno alla città di San Gimignano. Nel 1348 un frate francescano cercò di placare le agonie dei malati di peste con del vino dolce che prese così il nome di 'Vin Santo'. A quei tempi si credeva che il vino avesse anche poteri miracolosi come quello di far ringiovanire! Nel 1710 il primo fiasco di vino toscano varcò i confini del Gran Ducato e fu subito un gran successo. I vignaioli toscani furono capaci di coprire una enorme domanda di vino e proprio intorno a questi anni il Sangiovese emerse come vitigno dominante sulle colline senesi. Furono questi i primi passi che avrebbero condotto alla nascita del Chianti, anche se la vera e propria 'ricetta' sarebbe stata scritta solo nel 1969 dal Barone Bettino Ricasoli, legittimando così l'importanza della viticoltura nella regione. Il Chianti diventò una delle aree vinicole più importanti, tra Siena e Firenze, e nel 1903 creò la prima associazione di produttori per proteggere la propria identità. Successivamente, nel 1931, i confini del Chianti vennero definiti per la prima volta ed altre aree vinicole, seguendo l'esempio chiantigiano, vollero cominciare a proteggere le proprie origini e specificità come la Vernaccia di San Gimignano, il Brunello di Montalcino, il Vino Nobile di Montepulciano e il Carmignano. I produttori di vino negli anni '50 e '60 non erano molto bene informati sui segreti più profondi della struttura della vite, nè sulle tecniche di estrazione, sull'utilizzo delle bucce o sulla microbiologia dell'acino e del vino in generale. Nel dopoguerra, i proprietari terrieri attraversavano grandi problemi economici, schiacciati sotto il peso dei debiti; la mezzadria era scomparsa e molti agricoltori avevano lasciato le campagne per trasferirsi nelle città alla ricerca di una vita migliore. Il vino di quegli anni, rifletteva il contesto storico e veniva prodotto in grandi quantità senza curarsi troppo della qualità. Era un vino leggero, di poco corpo e facile beva, vivace e con un aroma sfuggente. vini insomma molto apprezzati dai chiantigiani, certamente piacevoli ma che non potevano certo competere sui mercati internazionali. Il vino toscano venne 'riscattato' alla fine degli anni '60 quando le nuove leggi sulle denominazioni entrarono in vigore: la Vernaccia e il Chianti furono i primi due vini a ricevere la DOC (denominazione di origine controllata). Non fu un momento facile, visto che i 'nuovi' metodi di vinificazione non avevano ancora stabilito regole precise per tutti e allo stesso tempo i 'vecchi' metodi contadini non erano più ammessi dalla legge. Sembrava insomma che il divario tra vecchie pratiche e nuove tecnologie accumulato negli anni, non potesse ridursi in un tempo così breve. Infatti seguirono anni tumultuosi per i viticoltori, anni di studi e sperimentazioni, discussioni e battaglie commerciali. Solo i vignaioli più coraggiosi presero l'iniziativa, sperimentando la coltivazione di vitigni internazionali e l'utilizzo delle barriques, le piccole botti di rovere francese che lentamente cominciarono a rimpiazzare (solo in parte) le botti tradizionali, molto più grandi. Il risultato? In soli 20 anni la quantità di vino prodotto in Toscana venne dimezzata e i vini toscani cominciarono a vincere importanti premi e riconoscimenti sulle riviste di settore in tutto il mondo. Le DOC e DOCG vennero ampliate e ridisegnate per incentivare la produzione di vini di qualità più competitivi sui mercati internazionali. Anche le tecniche di cantina seguirono questa evoluzione; la composizione delle vigne cambiò e vennero piantati Cabernet, Merlot, Syrah e Chardonnay e i grandi Supertuscans vennero alla luce, dimostrando che anche la Toscana poteva essere terra di grandi vini rossi. I vini toscani ora esprimevano le proprie potenzialità: vinosi, di colore intenso e profumo speziato con un sapore pieno, sapido ed evoluto. Oggi, il modo del vino Toscano è ancora in evoluzione e molto è rimasto da sperimentare e scoprire. Non c'è esperienza migliore che conoscere questi vini nei territori dove vengono prodotti, incontrando le persone che dedicano la propria vita alla vigna. © Associazione del vino toscano, P.zza Spartaco Lavagnini, 1h, 53034 Colle di Val d'Elsa (SI), P.IVA / Cod Fisc: 01273910529 www.vinotoscano.org / www.tuscany-wine.com / www.tuscanwinesociety.com |